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PASSAGGIO DAL DOMINIO ARAGONESE A QUELLO SPAGNOLO IN SICILIA
DOMINIO DEI NUOVI SOVRANI: MARTINO I - MARTINO II - ALFONSO V - GIONANNI PENAFIEL - FERDINANDO I

Alla sua morte, Federico IV lascia come erede la giovane figlia Maria, affidata alla tutela di Artale d'Alagona che governa
per alcuni anni l'isola insieme ad altri tre vicari.
Nel 1390 Maria fu rapita dal castello catanese Ursino, dove s'era rifugiata, e data in sposa al giovane Martino, nipote del
re d'Aragona e figlio di Martino di Montblanc.
Nel 1392 Martino invade la Sicilia.
Due vicari dell'isola si uniscono al nuovo invasore mentre Andrea Chiaramonte si oppone.
Quest'ultimo fu attaccato, catturato e giusitiziato ed i suoi beni furono confiscati a favore dello spagnolo Bernardo Cabrera.

Nel 1402 muore Maria e Martino "il giovane" è incoronato re a Palermo e prende il nome di Martino I di Sicilia.
Egli regna fino alla morte, cioè nel 1409, anno in cui sale al trono suo padre che prende il nome di Martino II.
Il regno di quest'ultimo è brevissimo perchè Martino II morì l'anno dopo.

Il Concilio Caspe delibera che il nuovo sovrano deve esser il figlio di Eleonora d'Aragona e di Giovanni I di Castiglia,
cioè Ferdinando di Antequera.
I principali rappresentanti civili e religiosi della Sicilia giurano fedeltà al nuovo sovrano.
Nel 1415 arriva in Sicilia Giovanni di Penafiel, il figlio del nuovo sovrano, col titolo di vicerè.

Nel 1416 re Ferdinando muore ed è acclamato come nuovo sovrano Alfonso V il Magnanimo che regnerà sui regni di Aragona e di
Sicilia dal 1416 al 1458.
Tale sovrano va ricordato come amante delle arti e della cultura: un esempio è che fu lui il promotore della nascita della
prima università siciliana a Messina.
Riuscì ad accattivarsi la nobiltà siciliana concedendo privilegi ottenendone in cambio una loro partecipazione alle guerre
da lui intraprese.
Per il resto, l'isola fu governata da suo fratello Pietro e da Ferdinando Luna.
La politica estera del periodo si distingue per varie imprese come la conquista di Napoli,le battaglie contro Firenze, Genova,
Milano e Venezia, battaglie che non portarono vantaggi economici per la mancanza di capitali da investire nelle speculazioni
offerte dalle guerre e per la mancanza di iniziative.

Alla morte di Alfonso V (1458) il regno è guidato da Giovanni di Penafiel (1458-1479) che assume il titolo di Giovanni I, Re
d'Aragona e di Sicilia.
Non si interessò direttamente della Sicilia che fu affidata ai vicerè.
Tale periodo è caratterizzato da sommosse e battaglie interne, come il famoso "Caso di Sciacca".
Il I aprile 1459 i nobili Pietro Perollo di Castellamare del Golfo e Antonio De Luna, conte di Caltabellotta, furono coinvolti
in una lite furiosa ed il Conte di Caltabellotta si vendicò uccidendo numerosi collaboratori dei Perollo.
Ci fu la questione della successione nella Contea di Modica, il feudo più grande del regno.
Tale Contea era stata ereditata dalla diciottenne Anna Cabrera, figlia del famoso Bernardo, e, per evitare pretese da parte
di altri nobili, alla ragazza fu imposto il matrimonio con Federico Henriquez, rimedio che portò un'appendice spagnola
nell'isola.

Sia sotto il regno di Alfonso V che sotto quello di Giovanni I, la Sicilia fu governata dai vicerè.

Durante il regno di Alfonso V il magnanimo, i Vicerè di Sicilia furono molteplici e fra essi spiccano alcuni esponenti di
nobili ed importanti famiglie siciliane.

Un esempio di quanto detto è Antonio Cardona. Egli fu Vicerè di Sicilia dal 1416 al 1419.
La famiglia Cardona si suddivide in due ceppi:
1) il ramo di Catalogna che deriva dal Cavaliere francese Ramondo Folo o Folch;
2) il ramo che si trapiantò in Sicilia.
L'arrivo di tale famiglia in Sicilia avviene in due tappe distinte: la prima volta con Ramondo di Cardona che era al seguito
di Re Pietro d'Aragona nel 1282, la seconda con Antonio al tempo di re Federdio II.
Tra gli illustri esponenti di tale famiglia si ricordano:
- Antonio, conte di Caltabellotta;
- Pietro, conte di Collisano;
- Pietro II, straricoto di Messina;
- Antonio II, conte di Collisano;
- Enrico, cardinale ed arcivescovo di Monreale;
- Antonio III, marchese di Padula;
- Alfonso II, padrone di Mazara;
- Alfonso III, marchese di Giuliana.

Un altro vicerè di Sicilia da ricordare è Niccolò Castagna. Egli governò la Sicilia dal 1421 al 1422.
Possedeva la baronia di numerose città siciliane come Biscari, Saponara e Granito.
Appartenne ad una nobile famiglia napoletana.
Tale famiglia si trapiantò in Sicilia, pare, ad opera di un certo Antonio nel 1230.

Un altro vicerè (1423) esponente di una nobile famiglia siciliana fu Niccolò Speciale.
Egli ottenne tale titolo visto che era signore degli stati di Paternò, Spaccaforno, Castelluzzo, Graneri, Cassibile,
Sanmarco, Celso, Monteclimito e Cipulla.
Tra gli altri esponenti illustri di tale famiglia si devono citare:
- Pietro, signore d'Alcamo e di Calatafimi;
- Andrea, duca di Valverde e Bologna e superiore della Compagnia della Carità di Palermo;
- Giuseppe, possessore del titolo di duca di Valverde e signore di alcuni feudi in Val di Mazzara.

Un illustre vicerè ed esponente di una nobile famiglia fu Giovanni Ventimiglia. Egli governò in Sicilia nel 1432.
Tale famiglia discende dalla Casa Lascari degli Imperatori di Costantinopoli, per parte maschile, e dalla Casa Reale Normanna
per parte femminile.
Tra i suoi esponenti illustri vanno ricordati:
- Guglielmo; primo esponente di tale famiglia ad arrivare in Sicilia da Genova nel 1242;
- Arrigo; grazie al suo matrimonio con Elisabetta, contessa di Geraci, ottenne tale titolo ed il possedimento che restarono
alla famiglia Ventimiglia per ben sei secoli;
- Alduino; vicerè di Napoli sotto il regno di Re Manfredi e comandante di alcune galere per il Re Giacomo D'Aragona;
- Francesco; fratello del precedente, ottenne tutti i tioli familiari presenti in Lombardia, Calabria e Sicilia e fu titolare
di numerose terre, come delle città di Gratteri, Sperlinga e Pettineo;
- Francesco II; governatore al tempo del giovane Federico III; grazie al fatto che salvò la vita al giovane sovrano, ottenne
come compenso le città di Termini e Cefalù;
- Giovanni; terzo conte di Geraci; fu il primo marchese di questo stato nel 1433.

Altro vicerè di Sicilia al tempo di Alfonso il Magnanimo fu Adamo Asmundo.
La famiglia Asmundo è originaria di Pisa.
Essa si suddivide in due rami:
- il primo si trasferisce a Napoli;
- il secondo arriva in Sicilia ottenendo il dominio di Jace, il feudo di Baldirone in Agrigento, le castellanie di Taormina
e Mazzara.
Nel ramo siciliano si distinguono alcuni esponenti importanti come:
- Nicola Antonio, gentiluomo di camera di re Alfonso;
- Federico, maestro razionale del tribunale del real patrimonio;
- Girolamo, vescovo di Patti nel 1546;
- Francesco, titolare della baronia di S. Giuliano;
- Giuseppe, presidente dei tribunali del Concistoro e del Supremo Magistrato di Commercio.

Ruggero Paruta fu vicerè di Sicilia dal 1435 al 1439.
La famiglia Paruta è d'origine veneta ed ariva in Sicilia perchè un Ruggero Paruta si sposa con Lucrezia Barresi.
Uno dei tre figli di tale coppia, Ruggero, è il vicerè di Sicilia nel 1435.
I Paruta vantano esponenti illustri come pretori di Palermo e capitani giustizieri e signori di alcune baronie importanti
come quella della Sala, Racali e Valguarnera.

Gilberto Centelles fu vicerè di Sicilia nel 1440-1441. La famiglia Centelles è d'origine spagnola.
Un primo contatto di tale famiglia con la Sicilia si ebbe con Gilberto I e Bernardo al tempo di Re Pietro, cioè nel 1282; un
secondo caso si ebbe nel 1397, al tempo del re Martino, con Gilberto II e Pietro.
Fu proprio Gilberto II a diventare vicerè di Sicilia.
Grazie al suo matrimonio con un'esponente della famiglia Ventimiglia ottenne la signoria di Collesano.
Fra gli altri esponenti di tale famiglia si ricordano:
- Giuliano, straticoto di Messina;
- Frà Enrico, priore di Messine, Frà Ugo, Fra Giovanni e Frà Emerico (cavalieri gerosolmitani).

Anche al tempo del dominio in Sicilia di Giovanni I Penafiel l'isola fu governata da vicerè.
Tra essi si ricordano:
- Giovanni de Moncayo (1459-1462 e nel 1475);
- Guglielmo Raimondo Moncada (1462-1463);
- Lopez Ximenes de Urrea (1464-1475);
- Guglielmo Pujades, fu vicerè di Sicilia nel 1475 insieme a Guglielmo Peralta;
- Giovanni Cardona di Prades (1477-1479).

Nel 1463 fu vicerè di Sicilia Bernardo Requenses.
Tale nobile famiglia è d'origine spagnola ed ebbe due contatti con la Sicilia: il primo con il già citato vicerè Bernardo
capostipide dei principi di Pantelleria, dei conti di Buscemi e di Ragalmuto ed il secondo ad opera di Berlingerio,
capostipide dei baroni di San Giacomo.
Gli esponenti del ceppo di Bernardo assunsero molteplici cariche importanti in Sicilia.
Tra essi si ricordano:
- Bernardo II, gran cancelliere del regno e pretore di Palermo;
- Antonio, vicario generale e deputato del regno, pretore di Palermo e principe di Pantelleria;
- Francesco, principe di Pantelleria nel 1720, deputato e gentiluomo di camera di Carlo III;
- Giuseppe Antonio, vescovo di Siracusa;
- Giuseppe Antonio II, più volte deputato del regno e governatore del Monte di Pietà di Palermo;
- Emanuele, ultimo principe di Pantelleria; alla sua morte, avvenuta nel 1848, tale famiglia si estingue.

Un altro vicerè di Sicilia nel 1475, fu Guglielmo Peralta.
Tale famiglia è originaria della Navarra ed arrivò in Sicilia in due passggi successivi.
Da ricordare che da Raimondo Peralta discendono i Conti di Caltabellotta.

Ferdinando I, soprannominato "il cattolico", salì al trono d'Aragona alla morte del suo predecessore, Giovanni I, avvenuta
nel 1479.
Ferdinando I regnò a lungo, cioé fino all'anno della sua morte, il 1516.
Col suo matrimonio con Isabella di Castiglia attuò l'unificazione dei regni iberici.
Tale sovrano va ricordato principalemnte per le sue azioni di guerra contro i pirati che imperversavano nel Mediterraneo ed
in difesa di Otranto attaccata dagli Ottomani e per avver scacciato gli ebrei dalla Sicilia.
Anche lui adottò lo schema politio dei Vicerè per governare in Sicilia.
Primo viceré sotto il Regno di Ferdinando I, cioé nel 1479-1487, é Gaspare de Spes.

Raimondo Santapau fu viceré di Sicilia nel 1487-1488 con José Centelles.
La nobile famiglia Santapau deriva dalla Catalogna ed arriva in Sicilia grazie a re Pietro I d'Aragona quando Ugone Santapau
acquisì la baronia di Butera.
Suo figlio Calcerando acquisì il possesso delle terre di Vizzini e Licodia.
Tra gli altri esponenti di tale nobile famiglia si ridordano:
- Ugone, marchese di Licodia;
- Ponzio, capitan generale e presidente del Regno;
- Ambrogio, marchese di Licodia, maestro giustiziere, principe di Butera, strarigoto di Messina;
- Francesco, ultimo marchese di Licodia, principe di Butera e strarigoto di Messina nel 1567; egli lascia in eredità alla
figlia Camilla numerosi possedimenti come lo stato di Palazzolo ed il marchesato di Licodia; la famiglia si estingue con la
sua morte.

Ultimo Viceré di Sicilia al tempo di Ferdinando I il Cattolico, cioè dal 1509 al 1516, fu Ugone Moncada.
Tale famiglia trae la sua origine da Dapifero, il figlio di Teodone duca di Baviera.
Numerosi esponenti di tale famiglia furono occupati in numerose battaglie e si imparentarono con numerose case sovrane, come
le famiglie principesche dei Poidomani e dei Giardina.
Fu ad opera di Guglielmo Raimondo Moncada che tale famiglia arrivò in Sicilia nel 1282 perché egli era un militare al seguito
di Re Pietro d'Aragona.
Guglielmo Raimondo cedette l'isola di Malta al Re Federico II ottenendone in cambio Agosta ed il suo castello e Melilli.
Tra gli altri rappresentanti della famiglia Moncada si ricordano:
- Guglielmo II; primo conte d'Agosta, partecipò alla controversia tra Lentini e Catalani e per questo fu imprigionato ed
avvelenato;
- Matteo; primo conte d'Adernò; rivestì anche le cariche di gran siniscalco governatore del regno e concessionario della
baronia di Pantano in Sicilia e della fiumara di S. Leonardo;
- Raimondo Guglielmo III; rapì dal Castello Ursino di Catania la Regina Maria ricevendo in cambio Re Martino l'isola di Malta
e del Gozzo ed il titolo di Marchese, nonché numerosi possedimenti come l'isola di Lipari, le città di Naro, Mineo, Sutera,
Gibellina, Favara, Misilmeri e Rocca di Mongellino; egli ricoprì innumerevoli incarichi come quelli di connestabile e
capitano generale dell'armata catalana in Sicilia, maestro giustiziere del Regno, capitano generale di tutta la cavalleria;
- Matteo II; capitan generale della cavalleria di Sicilia e poi di tutto l'esercito;
- Guglielmo IV; conte di Caltanissetta e gran cancelliere;
- Gian Tommaso; maestro giustiziere di Sicilia e gran camerlengo del regno di Napoli;
- Guglielmo Raimondo VI; fu generale delle armi e barone di Serradifalco;
- Francesco; fu conte di Adernò e Caltanissetta e vicario generale a Siracusa e Catania;
- Francesco II; fu fondatore del Collegio dei Gesuiti e dl Convento dei Cappuccini a Caltanissetta;
- Antonio IV; fu il primo duca du Montalto;
- Luigi Guglielmo; fu presidente generale del regno e viceré in Sardegna e nel Regno di Valenza;
- Luigi Guglielmo Moncada; acquisì lo stato di Paternò e fu duca di S. Giovanni e Conte di Cammarata.

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