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DOMINIO DI FERDINANDO III BORBONE (1759-1825)

Nel 1759 Carlo III il Borbone lascia il regno di Napoli e Sicilia perchè eredita il regno spagnolo alla morte di Ferdinando VI il demente.
Successore di Carlo III nel regno appena lasciato è il figlio minorenne Ferdinando (III di Sicilia e IV di Napoli), posto sotto la tutela di un Consiglio di Reggenza.
Si hanno dei cambiamenti quando nel Consiglio della Corona entra la regina Maria Carolina, figlia poco illuminata della regina Maria Teresa d'Austria.
Essa condusse il regno in maniera dispotica.
A tutto ciò si unisce il disinteresse di Ferdinando III per la conduzione del regno.
Nel 1795 in Sicilia scoppia una rivolta capeggiata dal giurista ed economista Di Blasi che voleva costituire un governo repubblicano.
A causa del delatore di turno che avvisa le autorità, la rivolta è subito bloccata ed i suoi capi torturati e condannati a morte per impiccagione.
Un'altra rivolta scoppia a Napoli; essa porta alla proclamazione della "Repubblica Partenopea" e costringe il Re Ferdinando e la sua famiglia a trasferirsi a Palermo nel dicembre 1798.
Tale arrivo è ben accolto dai Siciliani, che però rimangono delusi quando si rendono conto che tale soggiorno dura fino alla prima vittoria degli eserciti austro-russi nella penisola, evento che porta la famiglia borbonica a trasferirsi a Napoli.
Un nuovo trasferimento borbonico a Palermo si verifica subito dopo la vittoria napoleonica ad Austerliz (1805) e tale soggiorno dura fino al giugno 1815.
Poco prima della battaglia di Waterloo, Ferdinando si trasferisce nuovamente a Napoli dove morirà nel 1825.
Con la sua morte finisce il controllo dei viceré in Sicilia e nasce la fase costituzionale.

Durante tale periodo si distinsero numerosi Viceré:
· l'arcivescovo Serafino Filangeri (1773-1775); tale famiglia ha origini normanne ed arriva in Sicilia ad opera di Riccardo, conte di Marsico e signore di S. Marco, nonché titolare delle baronie di Mirto; tra gli esponenti illustri di tale famiglia si ricordano:
- Giordano, viceré nel 1239;
- Riccardo II, straticoto di Messina nel 1415;
- Francesco, titolare della terra di S. Marco;
- Riccardo III, primo conte di S. Marco;
- Pietro, governatore della Compagnia dei Bianchi di Palermo;
- Vincenzo, governatore della compagnia della Pace nel 1619;
- Vincenzo II, primo principe di Mirto, governatore di Siracusa, deputato del regno;
- Giuseppe, deputato del regno e gentiluomo di camera di Vittorio Amedeo;
tra gli altri discendenti illustri di tale famiglia si ricordano i principi di S. Flavia, i Conti di Sittafari, i principi di Cutò ed i marchesi di Lucca;
· Domenico Caracciolo di Villamaina (1781-1786); persona illuminata, riesce ad attuare importanti riforme, a partire dall'abbelimento di Palermo, dal rafforzamento della pubblica sicurezza e dall'abolizione del tribunale del Santo Uffizio destinandone le ricche rendite alla creazione di istituti culturali;
· Francesco D'Aquino di Caramaico (1786-1795); conduce la stessa opera riformatrice del precedente; tra le sue iniziative si ricordano l'abolizione delle "angherie", cioè le prestazioni obbligatorie e gratuite dei dipendenti;
· l'arcivescovo Filippo Lopez y Rojo (1795-1798); è sotto la sua amministrazione che si verifica la rivolta del Di Blasi;

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