IL DOMINIO DI FILIPPO I D'ASBURGO
Filippo d'Asburgo (I di Sicilia e II di Spagna) succede al padre Carlo V nei
domini di Spagna, di Napoli e di Sicilia e nelle colonie nel 1556.
Tra le sue imprese si ricorda il freno dato all'avanzata ottomana.
Selim II, nuovo sovrano ottomano, nel 1571 riesce ad occupare Cipro e ciò
portò ad una crociata contro tale impero attuata per volere di Papa Pio
V.
Le nuove conquiste di Selim II, cioè le città di Nicosia e Formosa,
convincono la Spagna, Genova, lo Stato Pontificio, il Ducato di Savoia, il regno
di Napoli e quello di Sicilia ad appoggiare Venezia nella sua lotta contro gli
Ottomani.
Il comando generale dell'Armada fu affidato al fratellastro di Filippo II, Giovanni
d'Austria, che poteva contare sull'appoggio degli ammiragli veneziani Sebastiano
Vaniero ed Agostino Barbarigo e del siciliano Don Alvaro Bazar.
Nel settembre del 1571 scoppia la "Guerra di Lepanto", nelle coste
occidentali della Grecia, che permise all'Occidente di bloccare l'avanzata dell'Oriente.
La battaglia decisiva si ha il 7 ottobre 1571 e si rivelò favorevole
per le truppe cristiane che però non colsero l'occasione per riconquistare
i territori perduti in precedenza.
Durante tale battaglia il contributo siciliano fu notevole, a partire dall'intervento
del capitano Giovanni Cardona che, al comando della sua nave "La capitana
di Sicilia", scongiurò l'aggiramento dello schieramento cristiano,
e dal matematico messinese Francesco Maurolico che preparò i calcoli
utilizzati dalla flotta cristiana per la navigazione.
Durante tale periodo, la Sicilia era sempre amministrata dai Viceré come
Ferdinando de Vega e Marco Antonio Colonna di Tagliacozzo.
Quest'ultimo va ricordato perchè cercò di favorire il commercio
isolano, di amministrare correttamente la giustizia, di difendere l'isola dallo
strapotere del Santo Uffizio.
La nobile ed antichissima famiglia alla quale egli appartiene è nota
per aver dato i natali ad altre persone illustri del calibro di papa Adriano
I e papa Martino V, nonché a numerosi santi, cardinali ed importanti
militari.
Tale famiglia si suddivide in due rami che ebbero innumerevoli contatti con
la Sicilia.
Un primo contatto è rappresentato da Federico Colonna, capitano per l'imperatore
Federico II re di Sicilia, colui che trasferì la sua famiglia a Messina
con la scusa di accompagnare suo fratello Giovanni, cardinale e successivamente
arcivescovo di quella città.
Tra i maggiori rappresentanti di tale ramo si ricordano:
· Tommaso Colonna-Romano; per aver riconquistato Messina ottenne come
ricompensa la terra ed il castello di Fiumedinisi; fu anche straricoto di Messina,
gran giustiziere del regno e senatore romano;
· Filippo, secondo barone di Fiumedinisi;
· Tommaso, ambasciatore della città di Messina presso il re Alfonso
d'Aragona;
· Calogero Gabriele; ottenne la baronia di Fiumedinisi nel 1666, stato
elevato a marchesato da Carlo II; fu deputato del regno e maestro razionale
del r. patrimonio;
· Gianni Antonio, secondo governatore della provincia di Palermo, senatore
del regno d'Italia;
· Francesco Colonna-Romano; primo duca di Reitano, tesoriere generale
del regno, maestro razionale del tribunale del r. patrimonio.
Il secondo ramo di tale famiglia che ebbe vari contatti con la Sicilia è
rappresentato, ad esempio, da:
· Francesco Colonna Romano; primo duca di Reitano, tesoriere generale
del regno e governatore della Compagnia dei Bianchi di Palermo;
· Mario; grazie al suo matrimonio con Caterina Giglio ottenne il titolo
di principe della Torretta.
Un altro viceré importante al tempo di Filippo I fu Giovanni Ventimiglia
di Geraci (1592-95).
La nobile famiglia Ventimiglia è originaria della Liguria.
Arrigo Ventimiglia sposò Elisabetta, contessa di Geraci, così
la famiglia ebbe il primo contatto con la Sicilia.
Tra i suoi maggiori rappresentanti si ricordano:
· Francesco; riunì tutti i domini della famiglia esistenti in
Lombardia, Calabria e Sicilia e fu titolare di numerosi possedimenti, ma cadde
in disgrazia dopo aver ripudiato la moglie Costanza Chiaramonte e per essersi
avvicinato alla casa degli Angiò;
· Francesco; oltre ad esser conte di Golisano e Viceré di Sicilia,
fu anche uno dei governatori del giovane re Federico III al quale salvò
la vita ricevendo in cambio le città di Termini e Cefalù; fu anche
titolare della città di Mistretta;
· Simone; fu per ben tre volte viceré di Sicilia sotto Carlo V;
· Simone II; straticoto di Messina ed erede degli Stati di Ciminna e
Sperlinga;
· Giovanni III; ricoprì vari titoli come quello di conte di Geraci,
straticoto di Messina, principe di Castelbuono e presidente del regno;
· Francesco; marchese di Geraci, generale della cavalleria e vicario
generale del regno;
La linea maschile di tale famiglia si estinse con l'ultimo marchese, Giovanni.
La famiglia si suddivise in tre rami.
I titoli passarono a Giovanna Ventimiglia in Mancuso.
Un secondo ramo riguarda i Baroni di Gratteri, S. Eufemia e Golisano, nonché
principi di Belmonte.
Infine, il terzo ramo riguarda i principi di Gran Monte e di S. Anna, nonché
marchesi di Regiovanni, conti di Prades e baroni di Pettineo.