REGNO COSTITUZIONALE DI SICILIA
Durante le vicende napoleoniche e per circa un decennio Ferdinando III di borbone
si trasferiva continuamente tra Napoli e la Sicilia.
E' il periodo delle riforme liberali per tutta l'Europa ed in Sicilia nel 1813
Ferdinando III emana la Carta Costituzionale.
Con l'avvento del Congresso di Vienna la situazione retrocede ad antiche e restrittive
posizioni: la carte costituzionale precedentemente emanata è soppressa,
l'isola è divisa in 7 province amministrate da intendenti e Ferdinando
il Borbone diventa sovrano del Regno delle Due Sicilie.
Egli dà un nuovo assetto amministrativo all'isola, ad esempio abolendo
i consigli civici presenti nei comuni isolani.
Il sovrano muore nel 1825 a Napoli.
Il suo successore è Francesco I (1825-1830).
Suo successore è il figlio ventenne Ferdinando.
E' il periodo delle epidemie, come quella del colera che interessò la
Sicilia nel 1836-1837, e di piccole rivolte locali come quella di Siracusa e
quella di Catania che furono placate dall'autorità regia.
Re Ferdinando si reca in Sicilia nel 1838, ma è accolto con freddezza
a causa del malcontento locale.
Il clima di ribellione alle regole restrittive dettate dal Congresso di Vienna
si sviluppa anche in Sicilia con la rivolta antiborbonica di Palermo del 12
gennaio 1848.
I palermitani si riuniscono nella Piazza della Fieravecchia.
Ben presto anche le altre città isolane si uniscono alla rivolta.
I Siciliani vogliono combattere per il rinnovamento e rafforzamento della Costituzione
siciliana.
Ben presto nelle piccole città isolane e nei villaggi la gente si ribella
anche per ottenere i beni di prima necessità.
Dopo circa 15 giorni di rivolta le autorità borboniche lasciano la Sicilia.
Il Comitato Rivoluzionario precedentemente costituito è trasformato in
"Comitato di Governo" presieduto da Ruggero Settimo e nascono i dicasteri.
Una prima bozza della Carta Costituzionale è approvata dal Parlamento
Siciliano il 24 marzo 1848.
Sempre il Parlamento siciliano decreta decaduta la monarchia borbonica in Sicilia
ed approva l'adesione alla "Assemblea Costituente" che da lì
a breve doveva riunire tutte le regioni italiane.
Ben presto e malauguratamente tutti i buoni propositi siciliani cominciano a
vacillare e la flotta borbonica sbarcata a Messina nel 1849 e guidata da Stefano
Filangeri riesce a sconfiggere l'esercito isolano.
Con l'occupazione di alcune città come Messina, Taormina e Catania il
sogno rivoluzionario siciliano sfiorisce.
Fu concessa l'amnistia ma non comprese alcuni siciliani potenziali fomentatori
dell'opposizione, il Parlamento fu abolito e nasce una nuova classe media che
allontana la vecchia aristocrazia terriera isolana.
La travagliata storia siciliana prevede come conclusione l'annessione dell'isola al governo regio di Vittorio Emanuele II dopo il passaggio dei 1000 garibaldini nel 1860.