IL VICEREGNO ARAGONESE IN SICILIA
L'arrivo degli Aragonesi in Sicilia si ha durante la famosa "Guerra del
Vespro" scoppiata, pare, per una perquisizione
attuata il giorno del lunedì dell'Angelo nel sagrato della Chiesa del
Santo Spirito a Palermo ai danni di una fanciulla
locale.
Gli Aragonesi sono chiamati dai Siciliani come aiuto contro i dominatori angioini.
Pietro d'Aragona entra in guerra dopo aver preso precisi accordi con i baroni
siciliani ed esattamente alla fine di agosto
del 1282. Pochi giorni dopo è acclamato come nuovo re della Sicilia.
La Guerra del Vespro dura per circa 20 anni, esattamente dal 1282 al 1302, e
durante tale evento muoiono numerose persone
illustri come Pietro III d'Aragona, Carlo I d'Angiò e Luigi IX di Francia.
La Guerra ha una fermata d'arresto con la pace siglata nel 1302 a Caltabellotta
(Ag).
Alla sua fine la Sicilia è assegnata a Federico, fratello del sovrano
aragonese Giacomo II, a patto che alla sua morte
l'isola torni agli Angioini.
In realtà tale passaggio non ebbe luogo. I Siciliani si sottomisero agli
spagnoli.
Nel 1416 si ha l'elezione di Alfonso V, detto il Magnanimo, come nuovo sovrano
d'Aragona e di Sicilia.
Il suo regno si apre con la guerra contro Napoli che si concluse con la vittoria
aragonese del 1442.
Anche se i due stati mantennero sempre la loro autonomia, Alfonso poté
acquisire con tale vittoria il titolo di Re delle Due
Sicilie.
Alla sua morte, avvenuta nel giugno 1458, gli succede al trono Giovanni di
Penafiel che prende il nome di Giovanni I.
Durante il suo regno, (concluso nel 1479), non si occupò molto della
Sicilia che fu governata praticamente dai Viceré.
Tra i Viceré dell'epoca occorre citare uomini illustri come Antonio
Cardona (1416-1419 1419-1421).
Questi é un esponente di nobile famiglia che trae la sua origine dal
nobile cavaliere francese Ramondo Folo o Folch.
Tale famiglia si trapianta in Sicilia per ben due volte: la prima al tempo in
cui Re Pietro d'Aragona arriva in Sicilia nel
1282 e la seconda volta sotto il regno di Federico II.
I suoi esponenti hanno ricoperto in Sicilia ruoli politici ed amministrativi
importanti come quelli di viceré, appunto, gran
cancelliere, connestabile del regno e grande almirante.
Da ricordare, ancora, Niccolò Speciale, viceré nel 1424.
In tale periodo egli acquisisce un ingente potere grazie all'acquisizione di
svariati possedimenti come gli stati di Paternò,
Spaccaforno, Castelluzzo, Graneri, Cassibile, Sammarco, Celso, Monteclimito
e Cipulla.
Altro viceré aragonese in Sicilia nel 1421-1422 è Niccolò
Castagna.
Esponente di una nobile famiglia napoletana e siciliana, ricopre svariati ruoli
come quello di tesoriere della Real Camera e
di maestro razionale e straricoto di Messina.
Egli ebbe numerosi possedimenti come la baronia di Biscari, Saponara, Granito,
Nocifora, Serravalle, Ristini, Poggiorosso,
Cane, Sollaviani, Cannetto, Rocca di Maurojanni, S. Andrea e Bavuso.
Nel 1430 è viceré Giovanni Ventimiglia.
Tale famiglia é d'origine ligure e vanta una discendenza dalla casa Lascari
degli Imperatori di Costantinopoli per parte
maschile e per parte femminile trae origine dalla Casa Reale Normanna.
Tra i suoi maggiori rappresentanti occorre ricordare:
- Guglielmo; primo Ventimiglia ad arrivare in Sicilia perché scacciato
da Genova nel 1242;
- Arrigo; dal suo matrimonio con Elisabetta ottenne la contrada di Geraci ed
il titolo di Conte;
- Alduino; viceré di Napoli sotto Re Manfredi e comandante navale sotto
Re Giacomo d'Aragona nel 1289;
- Francesco; riunisce i possedimenti familiari in Lombardia, Calabria e Sicilia
e fu conte di Geraci; perde il suo potere
dopo aver ripudiato la moglie Costanza Chiaramonte e per essersi avvicinto agli
Angiò; alla fine del 1337 Pietro II
aveva convocato il Parlamento a Catania ed aveva invitato anche Francesco Ventimiglia;
quest'ultimo non si presenta perché
voleva fermare la coalizione Chiaramonte-Palizzi che minacciava quella formata
dai Ventimiglia e dagli Antiochia;
Pietro II concorda un incontro con Francesco per il giorno di Natale del 1337
a Catania e per risposta il Ventimiglia,
sicuro dell'arrivo dell'armata degli Angiò, non si presenta e dà
inizio alla rivolta; la Magna Curia lo condanna a morte
per alto tradimento e l'esercito regio attacca le Madonie e Geraci; all'arrivo
dell'esercito regio i cittadini di Geraci
abbandonano Francesco, costretto così alla fuga, inseguito da Francesco
Valguarnera; il Ventimiglia, raggiunto dal suo
inseguitore, é trafitto dalla spada nemica;
- Emanuele; condottiero al seguito di Re Pietro IV d'Aragona in alcune battaglie;
- Francesco; Conte di Golisano, viceré di Sicilia nel 1353 e salvatore
del piccolo Ferdinano III ricevendo come ricompensa
le città di Termini e Cefalù;
- Antonio; investito del marchesato di Geraci nel 1473 e per meriti ottenne
anche la città di Catanzaro col titolo di
Contea.
Dal 1430 al 1432 fu viceré Guglielmo Moncada.
La famiglia Moncada é d'origine antichissima e risale a Depisfero, figlio
del duca di Baviera, che attuò il cambiamento nel
nome in Montecateno, volgarmente detto Moncada.
Famiglia di abili condottieri, essa ebbe contatti con la Sicilia ad opera di
Guglielmo Raimondo nel 1282 che arrivò
nell'isola come militare per il Re Pietro d'Aragona contro Carlo d'Angiò.
Guglielmo Raimondo divenne signore dell'isola di Malta che cedette al suo re
Federico II ottenendone in cambio Agosta ed il
suo castello ed il territorio di Melilli.
Tra gli altri esponenti di tale famiglia occorre ricordare:
- Guglielmo II; primo Conte d'Agosta nel 1336 per concessione del Re Federico
II;
- Matteo, Conte di Adernò, uomo illustre da ricordare perché raccolse
varie cariche come quella di gran siniscalco,
governatore del regno, vicario, capitan generale di alcuni possedimenti in Grecia
e titolare della baronia di Pantano e
signore della fiumara di S. Leonardo in Sicilia;
- Guglielmo III Raimondo Moncada; rapisce la Regina Maria dal Castello Ursino
di Catania dove era stata imprigionata da Artale di Aragona, ottennendone in
cambio numerosi possedimenti in Sicilia, a partire dall'isola di Lipari
e numerose città come Naro, Mineo, Sutera e Misilmeri.
La nobile famiglia ha un secondo ramo che si rivolge ai principi di Monforte
e Conti di S. Peri.
Questi ultimi discendono da Federico Moncada barone di Tortoreto, di Monforte
e di S. Petri.
Tra i rappresentanti di questo ceppo si ricordano:
- Giuseppe, primo principe di Monforte nel 1628;
- Giannantonio;
- Emmanuele;
- Jago, tenente generale dell'esercito e grande di Spagna;
- Guglielmo Raimondo Moncada e Galletti, principe di Monforte, Conte di S.Peri,
Principe di Soria e Marchese di Santamarina.
Da tale ramo provengono i Principi di Calvaruso.
Nel 1432 fu viceré di Sicilia Adamo Asmundo.
La ricca famiglia Adamo é originaria di Pisa. Essa si divise in due rami.
Il primo si trapiantò a Napoli.
Il secondo arrivò in Sicilia grazie ad Adamotto che, per aver accompagnato
Ruggero, ottenne il dominio di Jace nel 1089.
Nel 1173 la famiglia ottenne anche il feudo di Baldirone in Agrigento.
Sotto gli Aragone la famiglia Adamo ottenne altri privilegi importanti come
il dominio sulle città di Taormina e Mazzara.
Pietro Asmundo Adamo ottenne il feudo di Ameda.
Sotto il regno di Alfonso il Magnanimo fu viceré di Sicilia dal 1435
al 1439 Ruggero Paruta.
Tale famiglia é d'origine veneta ed arrivò in Sicilia grazie a
Ruggero che si sposò con Lucrezia Barresi avendo come figli
Giacomo, Simone - castellano di Mazzara - e Ruggero, castellano del r. palazzo
e, appunto, vicerè nel 1435.
Gli esponenti di tale famiglia ricoprirono cariche importanti come quelle di
capitani giustizieri e senatori e possedevano
vari domini come le baronie della Sala, Racali e Valguarnera.
Tale famiglia si unì a quella degli Alliata grazie al matrimonio di Fiammetta
Paruta con Giuseppe Alliata, barone di
Villafranca.
Nel 1440 fu viceré del Regno di Sicilia Gilberto Centelles.
La famiglia d'origine spagnola ma ebbe numerosi contatti con la Sicilia, una
prima volta con Giliberto I e Bernardo nel
1282 sotto Re Pietro ed una seconda con Giliberto II e Pietro Centeglies nel
1397 con Re Martino.
Il vicerè Gilberto Centelles si sposò con una Ventimiglia, ottenendo
così la Contea di Collisano.
Tra gli altri esponenti si ricordano frà Enrico - priore di Messina -
e frà Emerico e Fra' Giovanni - cavalieri gerosolmitani.
Nel 1439-1440 fu viceré di Sicilia Bernardo Requenses.
La famiglia spagnola arriva in Catalogna grazie a Carlo Magno.
La famiglia si avvicina alla Sicilia grazie al già citato Bernardo (viceré
che generò i principi di Pantelleria), conti di Buscemi e di Ragalmuto
e grazie a Berlingerio che comandò delle galere di Sicilia.
Da Bernardo discendono:
- Bernardo II; titolare di numerose cariche come quella di gran cancelliere
del regno e straricoto di Messina;
- Antonio; tra le sue cariche si ricordano quella di vicario generale del regno,
di pretore di Palermo e di principe di
Pantelleria;
- Francesco; principe di Pantelleria, deputato, pretore, capitano di Palermo;
- Giuseppe Antonio; vescovo di Siracusa;
- Giuseppe Antonio; anche lui principe, più volte deputato del regno,
conte di Ragalmuto e signore di Ventimiglia e
Calamigna;
- il cavaliere gerosolmitano Luigi;
- il gentiluomo di camera Michele;
- l'ultimo principe di Pantelleria Emanuele con la cui morte, avvenuta nel 1848,
la famiglia si estingue.
Nel 1441-1442 è viceré in Sicilia Ramon Perellos.
La famiglia é d'origine aragonese e tra i suoi esponenti si ricordano:
- Francesco; capitan generale di Re Pietro d'Aragona;
- Raimondo; cameriere di Re Giovanni I, ambasciatore presso il Re di Francia
ed arrivò in Sicilia insieme a Re Martino;
- Luigi; portò definitivamente la famiglia in Sicilia.
Sotto il regno di Sicilia di Giovanni I (1458-1479), fratello di Alfonso V,
la Sicilia è governata dai viceré da lui stesso nominati.
Tra i nomi illustri si possono citare quelli delle famiglie nobili siciliane
o di altra provenienza e trapiantate nell'isola,
come quelli del viceré Guglielmo Raimondo Moncada (viceré nel
1462-1463), di Bernardo Requenses (viceré nel 1463-1464), di
Guglielmo Peralta e di Giovanni Cardona di Prades(viceré nel 1477-1479).